Nell'antica
Grecia
Moderazione
Nell'antica Roma
Dalla frugalità
all'abbondanza
Salse e cottura
Peccati di gola
Nel Medioevo
Il "povero" Medioevo
L'eredità Araba
Nel Rinascimento
Le novità
Nel Seicento
Nel Settecento
Nell'Ottocento
La rivoluzione
in scatola Nel
Novecento Nel
Duemila |
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La storia dell'alimentazione e della gastronomia ha pari
dignità di quella di molte scienze e scoperte: senza l'arrivo
della patata in Europa, ad esempio, le carestie avrebbero
decimato le popolazioni. E non solo: ancora oggi intorno ad un
buon pranzo si concludono affari. Le migrazioni dei popoli hanno
portato con sé e diffuso civiltà e culture che sono filtrate,
quasi sempre, attraverso il cibo. Quello che oggi mangiamo e
come lo prepariamo è, dunque, il risultato di una evoluzione
culturale.
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Nell'antica Grecia
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Moderazione
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I greci ritenevano che il momento del pasto fosse occasione di
nutrimento non solo del corpo, ma anche dello spirito. La loro
moderazione, però non impedì loro di inoltrarsi nel campo delle
sperimentazioni e delle novità. cominciarono a mescolare diverse
sostanze e cibi, cercando di compensare sapori più forti. i greci
introdussero l'uso dell'olio e dell'aceto, ritenuto curativo. Per
attenuare o esaltare i sapori usavano aromi e miele, mentre facevano
capolino alcune spezie, provenienti dal Medio Oriente e dall'Africa. tra
i cereali spiccava l'uso dell'orzo, quasi sempre bollito, ma con il
passare del tempo la coltivazione del frumento portò alla produzione
del pane a pasta lievitata.
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Nell'antica Roma
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Dalla frugalità all'abbondanza
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Agli inizi della civiltà di Roma la cucina degli antichi romani era
certamente frugale. Non bisogna dimenticare che la civiltà romana si
sviluppò da un piccolo villaggio di agricoltori. Furono i contatti con
la Magna Grecia a far iniziare l'evoluzione di nuove coltivazioni e
quindi di nuove preparazioni. All'inizio erano soprattutto polente a
base di cereali, primi tra tutti l'orzo, il miglio, e poi il farro, la
base dell'alimentazione. Il sale era usato pochissimo perchè bene assai
prezioso e costoso e a volte il cereale veniva fatto bollire nell'acqua
di mare. La carne era poca, soprattutto di maiale e si preparava nei
giorni di festa. Le polente potevano essere arricchite con formaggi,
miele oppure uova. Progressivamente, con le conquiste e la possibilità
di conoscere nuovi prodotti dell'agricoltura, nuove spezie e nuove
abitudini alimentari, la cucina romana si trasformò con un'abbondanza
di ingredienti e preparazioni da far tremare i dietologi.
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Salse e cottura
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Dietologi veri e propri tra i Romani non esistevano, ma ben presto ci
si rese conto che gli eccessi alimentari erano fonte di un gran numero
di malattie. Così, accanto ai primi trattati di gastronomia, nacquero
alcuni rudimentali trattati di dietetica, i cui principi rimasero in
voga fino al Medioevo. ed erano ben giustificati, se si pensa che i
banchetti del periodo imperiale potevano annoverare fino a cento e più
portate. Due le caratteristiche principali nelle preparazioni dei
Romani: l'introduzione delle salse, che avevano il compito di
"coprire" il gusto dei cibi mal conservati, ma che in seguito
divennero elementi distintivi delle ricette, e la cottura dei pesci che
venivano, infatti, bolliti prima di essere fritti o arrostiti.
Lentamente il pane sostituì le polente di cereali. Dal pane alla
pasticceria, anche se primitiva, il passo fu breve: bastò aggiungere
miele, uvetta e noci e nocciole.
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Peccati di gola
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Quali erano i cibi più ricercati tra gli antichi? Come ai giorni
nostri, era la scarsità a decretare il successo di un particolare
alimento. Così anche tra i Greci e i Romani i tartufi e i funghi erano
prelibatezza riservata ai ricchi. Alcune verdure, come gli asparagi o i
fichi, erano oggetto di alcune leggi speciali. I Romani impararono le
tecniche della conservazione delle carni e della produzione dei salumi,
che poichè erano lavorati con il sale e le spezie, beni preziosi, erano
una vera prelibatezza. Ostriche e aragoste erano i più apprezzati tra i
prodotti ittici. E, a proposito di salse, una squisitezza che compare in
tutti i trattati di cucina era il garum o liquamen. Era un
condimento ricavato da interiora di pesce impastate con sale e con erbe
odorose. Lasciamo alla fantasia del lettore immaginare quali
caratteristiche di gusto e profumo avesse...
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Nel Medioevo
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Il "povero" Medioevo
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Con il declino dell'Impero romano, le invasioni e i saccheggi dei
barbari, la gastronomia segna una battuta d'arresto. I contatti con le
popolazioni barbare, nomadi e guerrieri, non portò alcuna novità, ma
anzi impoverì la tradizione gastronomica romana. Solo con Carlo Magno,
lo sviluppo del monachesimo e dopo l'anno Mille, con la rinascita delle
città, ritornò un certo gusto per la buona tavola. Il Medioevo è il
periodo dei pasti a base dei pochi cereali che i barbari non
saccheggiavano, delle verdure provenienti da un piccolo orto. in questo
periodo le polente dei romani si sostituirono con zuppe di legumi e
cereali. Dopo il 1000 arrivano nuove coltivazioni che sono le basi dei
successivi cambiamenti: la canna di zucchero e il riso, entrambi giunti
in Italia grazie agli arabi. Nel Medioevo si incomincia a produrre il
burro e il formaggio secco, antenato del nostro parmigiano
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L'eredità
Araba
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Sempre il Medioevo fu il periodo in cui si
cominciò ad utilizzare ogni parte del maiale, che divenne, per
facilità di allevamento, una delle fonti principali di carne e prodotti
di salumeria, soprattutto prosciutti e salsicce. Questo ovviamente dove
non era presente la dominazione araba che, in conformità alle leggi del
Corano, proibiva il consumo della carne di maiale. Durante il periodo di
permanenza in Sicilia, gli arabi influenzarono moltissimo la
preparazione dei cibi. Essi riducevano in polvere le spezie che venivano
mescolate alle carni e ai pesci. Le preparazioni dei dolci erano celebri
e assai apprezzate, ancora oggi da esse derivano il marzapane e il
torrone.
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Nel
Rinascimento
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La cucina moderna affonda le sue radici nel
Quattrocento e nel Cinquecento per le novità che arrivano dal Nuovo
Mondo e che cambiano e arricchiscono le tradizioni popolari.. Nasce in
questo periodo il gusto per la presentazione dei piatti. Compaiono le
minestre preparate con brodo o latte, riso e cereali, mentre le carni
più pregiate sono selvaggina e pollame. E' di questo secolo l'abitudine
di avvolgere le carni in croste di pane. Inoltre alla fine del
Quattrocento compaiono le paste "all'italiana". Maccheroni e
vermicelli conditi con uvette oppure con burro e sale, e le prime paste
ripiene, antenate dei tortellini.
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Le
novità
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Patata, mais, fagioli, tacchino, cacao dalle
Americhe, caffè e tè dall'Oriente: sono queste le novità che
modificheranno le abitudini in cucina. Arrivati in Europa questi
alimenti ebbero bisogno di parecchio tempo prima di affermarsi. La
patata, ad esempio era destinata all'alimentazione animale e solo nel
Settecento fu scoperta come cibo. Lo stesso discorso fu per il mais che
cominciò ad essere consumato solo dopo le numerose carestie e
pestilenze, che avevano decimato i raccolti e sottoforma di polenta
divenne il re sulle tavole dei contadini. Per quanto riguarda il cacao e
la bevanda da esso derivata, la cioccolata, essi conobbero il massimo
splendore dopo il Seicento, quando divenne bevanda di re e principesse.
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Nel
Seicento
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Fu il secolo di transizione dalla grande cucina
italiana alla grande cucina francese. Si apre l'epoca dei cuochi e dei
grandi architetti di banchetti. Niente più condimenti che coprono il
sapore delle vivande, poche spezie a favore delle erbe aromatiche e del
limone. La carne viene cotta molte ore fino a quando non si stacca
dall'osso. Le vivande delle classi più umili sono fagioli, polenta di
mais, pane casareccio farcito con formaggio. Pochi i condimenti, olio al
sud e grasso di maiale al nord, burro per i nobili.
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Nel
Settecento
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Si scoprono le salse: la bèchamel e la
mayonnaise. Entra il vino nella cottura delle carni. Nasce il ragù e la
gelatina. Entra il cavolo nella tavola dei poveri. Il secolo dei grandi
viaggiatori pone a contatto diverse cucine.
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Nell'Ottocento
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Le minestre sono divise, dai cuochi francesi,
in chiare (brodo), più spesse (minestre cremose) e vellutate
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La
rivoluzione in scatola
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Sarà soprattutto la scoperta di nuovi metodi
per la conservazione dei cibi a mutare le ricette: a partire dalla metà
dell'Ottocento nasce una vera e propria industria per la refrigerazione.
Nasce la margarina e la produzione su scala industriale del burro. Si
unifica la cucina dei nobili e quella della borgesia. Nell'Ottocento
arriva anche lo yogurth
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Nel
Novecento
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Alla fine degli anni cinquanta un gruppo di
cuochi francesi inventarono una sorta di cucina basata su nuove
combinazioni di piccole quantità di cibi presentati artisticamente in
piatti di dimensioni superiori al normale guarniti e addobbati dagli
stessi ingredienti delle ricette. E' la Nouvelle Cuisine che oggi
conosce un momento di difficoltà: troppi improvvisati e approssimativi
imitatori ne hanno decretato un lento declino, e le preparazioni
raffinate restano appannaggio esclusivo di pochi, selezionati e molto
costosi templi del buon gusto.
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Nel
Duemila
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Dall'esigenza di cucinare in modo rapido, oggi
le ricette sono tornate ad essere più semplici: l'attenzione delle
massaie si rivolge sempre più alla qualità dei cibi, con una
riscoperta dei sapori semplici e una strizzatina d'occhio alle nuove
cucine etniche. La riscoperta della dieta mediterranea, tuttora
considerata ottimale per il gusto e per la salute, i principi della
dietetica e delle combinazioni alimentari, sono i motivi conduttori
della cucina che si affaccia al Duemila.
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