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BIOTECNOLOGIE: I NUOVI CIBI MANIPOLATI IN LABORATORIO

La vita in gioco. Entro pochi anni la maggior parte di ciò che mangiamo potrebbe essere geneticamente manipolato. Potenti multinazionali dicono che sono sicuri, nutrienti e privi di rischio. Scienziati indipendenti invece ci mettono in guardia: sappiamo troppo poco sull'ereditarietà genetica. E avvertono: l'ingegneria genetica è una tecnologia imperfetta e rischiosa. 

Da GREENPACE

Il repertorio del cibo Frankenstein, come viene chiamato, è sempre più ampio. Le multinazionali hanno già creato o stanno per farlo prodotti da film di fantascienza. Ci sono fragole resistenti al freddo grazie all'introduzione di un gene prelevato al pesce artico, barbabietole utili per estrarne zucchero dietetico perché incrociate col carciofo di Gerusalemme, pianta che resiste agli attacchi dei parassiti. Pomodori che possono restare settimane nel frigo senza marcire. Riso che diventa rosso perché addizionato di proteine e vitamina A, e si può coltivare anche in acqua salmastra. Formaggi che non ammuffiscono. Latte per vaccinarsi contro le malattie esantematiche. Cavoli e ortaggi resistenti alle gelate. Patate, mais, granturco, carciofi, tabacco e altre decine di vegetali immuni da qualunque attacco di virus e batteri. Verdure e cereali che prima di arrivare sulle nostre tavole vedono la luce in un laboratorio di ingegneria genetica e subiscono complicati interventi nelle loro strutture molecolari. Per diventare qualcosa che non si era mai visto: ibridi vegetali-animali, metà carciofo, metà topo. In una parola: piante transgeniche. 

Le piante, al contrario dei vertebrati, non possiedono anticorpi capaci di attivare difese se l'organismo viene attaccato da virus o batteri: sono solo in grado di "bruciare" le cellule della zona attaccata, nella speranza di isolare il nemico. Ma il più delle volte perdono la loro battaglia. L'intuizione di manipolare il Dna di una pianta per ottenere prodotti sempre più perfetti, conservabili e soprattutto resistenti agli attacchi di microrganismi e insetti, venne in mente nel 1976 ai ricercatori di una piccola società californiana, la Genenthec.  Da allora la crescita dei cibi transgenici non sembra conoscere battute d'arresto.

Manipolare geneticamente un organismo vuol dire passare ad esso una molecola di DNA che gli permette di produrre una proteina che prima non era in grado di fabbricare. Noi ci nutriamo da sempre di proteine, ma esse, come talvolta altre sostanze, possono essere "rifiutate" dal nostro organismo. Quando veniamo a contatto con certe molecole infatti, il nostro organismo reagisce in modo talvolta violento con quella che chiamiamo "reazione allergica" o allergia.

I fautori degli alimenti transgenici sostengono che l’introduzione di cibi manipolati nella nostra dieta non può causare rischi di nuove allergie, e citano l’esempio dell'introduzione del gene di banana nel pomodoro, omettendo di precisare che – in questo caso - si tratta di cibi abitualmente consumati. L’ingegneria genetica, però, riguarda spesso geni, e dunque proteine, che non fanno parte del consumo alimentare tradizionale: i rischi non sono prevedibili se il gene "trapiantato", ad esempio nel grano con cui facciamo pane, pasta ecc., proviene da uno scorpione o da una petunia o da altri organismi finora mai utilizzati nell’alimentazione. 

Un esempio è

Il carciotopo

Per rendere immune il carciofo da un virus  Benvenuto, ingegnere dell'Enea e i suoi colleghi, hanno infettato con questo agente patogeno un topo, il cui sistema immunitario si è messo immediatamente a produrre anticorpi per difendersi dal virus. I geni responsabili della risposta immunitaria nell'animale sono stati identificati, isolati, modificati e infine inseriti nella struttura cellulare della pianta attraverso un altro microrganismo che ha funzionato da veicolo. Così il vegetale è diventato attivo contro il virus.

La soia transgenica entra nel 60% degli alimenti (cioccolato, biscotti, surgelati) nella forma di lecitina di soia senza alcun avvertimento per i consumatori.

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